Recensione

Domenico RigottiL'Avvenire11 May 2003

Con Manzoni contro la giustizia ingiusta

Al Crt di Milano la “Storia della colonna infame”. Un omaggio di Silvio Castiglioni all’impegno del suo maestro Sisto Dalla Palma. Una vicenda che svela molti punti di contatto con la realtà odierna.

Grande studioso del Manzoni, è stato Giancarlo Vigorelli a rivalutare la Storia della colonna infame. Ma grande estimatore di questo testo dalla moralità sconvolgente fu anche Sisto Dalla Palma, il Professore per antonomasia, e il paladino di un teatro capace di scuotere le coscienze il quale ne auspicava una versione teatrale.Ora a realizzarla – un omaggio al maestro di cui ha raccolto l’eredità – è Silvio Castiglioni insieme al regista Giovanni Guerrieri. Là nel mitico Salone del Crt di Via Dini, a Milano.

Conosciamo quella storia. Una storia ancora attuale, perché non mancano in essa i punti di contatto con la realtà odierna. È la storia di un iniquo processo. Quello da cui uscirono condannate a morte due povere creature, il commissario di Sanità Guglielmo Piazza e il barbiere Giangiacomo Mora, indotti a confessare fatti non commessi dopo atroci torture. Erano i ntempi in cui sotto la dominazione spagnola il Ducato di Milano era sconvolto dal flagello della peste che lo stesso Manzoni aveva descritto ne I Promessi Sposi. Incapaci di fermare il diffondersi dell’epidemia, data l’arretratezza della scienza medica, i governanti avvertivano il bisogno di inventare dei colpevoli per calmare la popolazione atterrita; così furono trovati i capri espiatori in due persone inermi. Le debolezze dello Stato a scaricarsi su degli innocenti così da salvare gli interessi costituiti. Anche se venne abbattuta nel 1778 quella “colonna infame” eretta a perpetua memoria e condanna del “delitto dei due untori”, continua, ma con significato rovesciato, a essere il simbolo maledetto di tutte le iniquità che si continuano a commettere nel mondo sotto il segno di una giustizia non degna di questo nome e “a cui il cristiano Manzoni fu tra coloro che si ribellarono”. Dalla storia raccontataci dal Manzoni il regista Nelo Risi ne trasse un film spettacolare. L’approccio teatrale è assai meno grandioso. Anzi, solo evocativo, ma di rara raffinatezza stilistica, e basta vedere come sotto gli occhi dello spettatore, quasi inavvertitamente, rinasce in modo singolare la “colonna infame”. La scena richiama un aristocratico salotto in cui si assembla di tutto. Oggetti e suppellettili che rimandano al passato e suggeriscono lontane atmosfere. Con quegli ‘oggetti’, custodi di quelle memorie che appartennero allo stesso Professore, convivono due persone. Un uomo e una donna. L’aspetto della femme fatale la prima, il secondo forse un intellettuale un po’ snob. In un clima all’apparenza spossato, i due per tutta la durata dello spettacolo passando da un divano all’altro, un microfono in mano, si rovescino addosso il racconto con un’urgenza si direbbe misteriosa, come se le parole manzoniane dovessero sfuggire e il loro compito quello di salvarle, di mantenerle vive. Con la sua voce pastosa, bellissima, Silvio Castiglioni dà a loro una potenza straordinaria, la stessa che si ritrova in Emanuela Villagrossi.

Uno spettacolo da non perdere.