Recensione

Magda PoliCorriere della Sera05 May 2009

Castiglioni sa toccare mente e cuore

Due monologhi per raccontare con raffinata capacità evocativa il difficile rapporto tra l’uomo e Dio, tra l’uomo e l’autorità religiosa, tra l’uomo e se stesso, attanagliato dal misero e grandioso mistero della sua esistenza. Così nell’inquietante “Silenzio di Dio” Silvio Castiglioni fa vivere, con la drammaturgia di Andrea Nanni e la regia di Giovanni Guerrieri, tormenti e passioni di anime scosse e che non riescono a trovare la risposta di Dio ai loro tormenti, ai loro dubbi. Alla lunga figura di Giacometti del prete di “Casa d’altri” di Silvio D’Arzo, segue il manager dalle tinte e dai contorcimenti alla Bacon in “Domani ti farò bruciare” tratto da “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij. All’ingenuità dolente e dura della vecchia che vuole “finire prima” la fatica della sua vita e ne parla con l’impotente sussurrante parroco, si contrappone la freddezza del ragionamento dell’Inquisitore-Anticristo-manager, che rimprovera a Cristo di aver messo l’uomo di fronte alla libertà di scelta e al dubbio, doni impossibili da sopportare per esseri deboli. Qui Castiglioni è bravissimo nel far trapelare l’analisi della nascita dei regimi totalitari, la mediocrità dell’uomo pronto a farsi irretire da chiunque lo liberi dall’angoscia della scelta e la formula per dominarlo: miracolo, mistero, autorità.