Recensione

Davide BrulloLa Voce di Romagna08 November 2016

Castiglioni in tour milanese per Ghizzardi

Belle cose. Un mese alla Triennale con Silvio. Il teatrante che ha narrato Baldini e Pedretti ora si concentra sul naif esaltato da Sgarbi

Lo aveva scoperto Cesare Zavattini (ancora lui) con la stessa tigresca foga con cui naveva tirato fuori dalle rive del Po l’indomito Ligabue: “C’è un uomo nella Bassa sui settant’anni che si chiama Pietro Ghizzardi ed è un grande uomo. Ma da parecchio prima che cominciasse a dipingere… Lessi le sue memorie quando erano in boccio e dissi: corro subito ad abbracciarlo. Poi non corsi ad abbracciarlo, passò del tempo, si dimentica, questa è la vita, e si onora, purtroppo più facilmente un artista che un uomo”. Così scrive Cesare Zavattini introducendo Mi richordo anchora, ribollente autobiografia fessa di Ghizzardi, edita nel 1976 da Einaudi. All’epoca gli intellettuali andarono in brodo: Ghizzardi era lo scemo del villaggio che scriveva meglio di James Joyce, il frugale interprete della cultura ‘popolare’ che batteva 6 a 0 quella borghese, il selvaggio di Rousseau che cannibalizza il dandy stravaccato sul divano capitalista. Ghizzardi però, anzitutto, è pittore folle e naif, esaltato, da un paio d’anni, da Vittorio Sgarbi. Quest’anno, poi, le date illuminano il dato culturale: Ghizzardi è nato 110 anni fa e morto esattamente (7 dicembre) 30 anni fa. Perciò, visto che l’anniversario, nella vita, anzi, nel libro fangoso e misterioso di Ghizzardi, Mi richordo anchora, si è tuffato Silvio Castiglioni, che è stato il direttore del Festival di Santarcangelo, che abita a Cattolica ed è il creatore dell’Associazione Celesterosa. Teatrante di pregio, da sempre lavora nell’incavo di linguaggi ‘altri’, quelli di Raffaello Baldini e di Nino Pedretti, ad esempio, di Andrea Zanzotto e di Silvio D’Arzo… Con il suo Casa Ghizzardi è al Teatro dell’Arte di Milano dal 15 novembre all’11 dicembre, tutti i giorni. Si tratta, infatti, di “un viaggio teatrale per piccoli gruppi di spettatori sulle tracce della vocazione artistica di Pietro Ghizzardi, uomo umile e incolto, che trova nella pittura, realizzata con materiali di fortuna, il senso della propria esistenza”. La co-regia è di Giovanni Guerrieri dei Sacchi di Sabbia, consueto collaboratore di Castiglioni. “Il progetto, che abbraccia pittura e scrittura, vuol gettare nuova luce sulla vicenda esistenziale e artistica di Ghizzardi , troppo a lungo incluso fra i naif e ora finalmente considerato a pieno titolo artista contemporaneo che con le sue ardite sperimentazioni attinge alla sfera della bellezza. Casa Ghizzardi: Mi richordo anchora è accompagnato dalla contestuale esposizione di una decina di opere di Pietro Ghizzardi.”